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František Kriegel: un personaggio scomodo.

By April 23, 2015 No Comments

Nato il 10 aprile del 1908 a Ivano-Frankivsk nella regione della Gallizia (attualmente in Ucraina), che come buona parte del centro Europa agli inizi del secolo XX apparteneva all’impero Austro-Ungarico. All’epoca le famiglie erano disperse in tutto l’impero poichè la mobilità geografica dei suoi abitanti era qualcosa di ordinario. Una persona poteva avere zii, cugini e nonni disseminati per mezzo continente senza avere la sensazione che appartenessero a Stati differenti. Gli individui erano semplicemente austro-ungarici e si sentivano appartenenti al luogo dove vivevano e lavoravano piuttosto che a dove erano nati.
É per questo motivo che nonostante Kriegel sia nato in una località attualmente ucraina, avendo vissuto sia da studente che da lavoratore a Praga, oggi lo si considera a tutti gli effetti un personaggio ceco.

La vita di František Kriegel è molto curiosa e interessante.

Appartenente a una famiglia di commercianti ebrei, visse in un periodo in cui l’antisemitismo era ben radicato nella società europea.

La sua gioventù fu segnata dalla morte del padre quando Kriegel aveva appena dieci anni. L’assenza paterna mise la sua famiglia in una difficile situazione economica. Per questo motivo Kriegel dovette iniziare a lavorare giovane, per aiutare sua madre e per pagarsi gli studi. Il fatto che la sua famiglia non vivesse una situazione economica delle migliori, non gli impedì di frequentare l’Università e di assicurarsi un futuro.

L’antisemitismo mise in rischio i suoi studi e pertanto decise di emigrare. Suo nonno e sua madre risparmiarono 500 corone, e pagarono il viaggio del nostro personaggio a Praga. Tuttavia questa somma non era sufficiente per pagare gli studi di medicina all’Università Carolina, nonostante ciò Kriegel non si arrese. Per poter continuare a stare a Praga e per pagarsi gli studi si dedicò a ogni tipo di lavoro: calzolaio, manovale, venditore di hot-dog negli Stadi calcistici. Quanto a questo ultimo lavoro, la sua vedova disse che non ebbe molto esito, poiché la sua passione lo distraeva e quando doveva vendere preferiva sedersi e guardare la partita.

Agli inizi del secolo XX l’ingiustizia sociale in Europa era il pane quotidiano, i giovani europei erano divisi tra due correnti politiche che pretendevano di cambiare le cose: il fascismo e il comunismo. In questo contesto, nel 1931, Kriegel si iscrisse al partito comunista, convinto che fosse la migliore opzione per “ottenere un mondo migliore nel quale le persone fossero più felici”, inoltre, pensava che questo fosse il metodo migliore per combattere l’antisemitismo, cosa che purtroppo la storia confutò.

Nel 1934 si laureò in medicina e nel 1936 quando iniziò la Guerra Civile spagnola non dubitò ad allinearsi alle Brigate Internazionali dove servì come medico di battaglia, giungendo perfino a ricoprire il rango di maggiore. I suoi compagni di quell’epoca lo ricordano come un uomo nobile, rispettoso con gli avversari e dalle forti convinzioni e idee comuniste. Una prova del suo carattere ci è fornita da un suo aneddoto durante lo svolgimento della Battaglia di Tarragona. Stando assieme ad altri brigatisti dinnanzi ad un’immagine del Sacro Cuore di Gesù, il suo comandante si burlò della figura religiosa, e Kriegel non esitò a riprenderlo pubblicamente dicendogli: “Se lei non è credente, commissario camerata, non si burli, questa non è casa nostra”.

La Guerra Civile spagnola la vinse alla fine il generale Francisco Franco.

Dopo la disfatta repubblicana Kriegel attraversò i Pirenei con l’intenzione di rientrare in Cecoslovacchia, ma non ci riuscì. Poiché ben presto la Seconda Guerra Mondiale ebbe inizio, e lui dovette tornare al fronte come medico. Kriegel lottò contro le forze giapponesi in India al fianco dell’esercito cinese e americano. Lottò in selve impenetrabili, piene di zanzare e malaria. Quanto a quei giorni abbiamo un’altra testimonianza che ci parla del suo carattere. Il suo comandante, il colonnello H.R. Brown disse di lui: “Sono felice di disporre del Dr. Kriegel, che non conosce la paura e che nel bel mezzo della Battaglia di Walawbum curò quasi 50 uomini”.

La seconda guerra mondiale terminò, e Kriegel potette accantonare la carriera di medico militare e ritornare finalmente in una Cecoslovacchia devastata dopo sette anni di occupazione tedesca.

Nel novembre del 1945 iniziò a lavorare come Segretario del Comitato Regionale del Partito Comunista a Praga, focalizzando il suo operato nell’area della sanità. Nel 1948 il partito comunista salì al potere. La sua grande reputazione dentro il partito fece sì che nel 1949 Kriegel fosse nominato viceministro della Sanità.

Verso la fine degli anni ’40 e gli inizi dei ’50 il Partito Comunista Cecoslovacco, in pieno periodo stalinista, realizzò una serie di purghe nel paese con l’intento di usare la paura come forma di controllo: František Kriegel ne fu vittima. Klement Gottwald, presidente del partito e del paese, incentrò una delle sue crociate contro i cecoslovacchi partecipanti alle Brigate Internazionali della Guerra Civile spagnola accusandoli di tradimento. Kriegel fu denigrato dal suo partito sotto la falsa accusa di “sabotare l’attenzione medica della classe operaia”. In un certo senso tuttavia Kriegel ebbe più fortuna di altri, poichè non fu ne’ processato ne’ incarcerato, e potette proseguire il suo lavoro come medico.

Nel 1957, in Cecoslovacchia, l’ambiente politico cambiò quando la corrente riformista e liberale del partito cominciò a prendere le redini del potere, in questo momento Kriegel fu riabilitato, venne eletto consulente dell’ospedale di Vinohrady e inviato anche a Cuba per aiutare a organizzare il sistema sanitario.

Nel 1964 il Partito Comunista Cecoslovacco giunse alla decisione di nominarlo presidente della Commissione degli Affari Esteri e nel 1966 membro del Comitato Centrale del Partito.

František Kriegel, comunista convinto, non gradiva affatto il fatto che il suo stesso partito stesse portando il paese ad una deriva così autoritaria, pertanto non dubitò ad allinearsi all’ala liberale capitanata da Alexander Dubcek. Agli albori del 1968 Dubcek ottenne la presidenza della Cecoslovacchia, iniziava così quel periodo felice noto come Primavera di Praga. Nell’aprile dello stesso anno Kriegel fu nominato Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacco.

Nel 1968 nella Cecoslovacchia comunista si respirava aria di cambiamento, aria di apertura quasi democratica, cosa che non piaceva affatto al potere centrale di Mosca. La tensione tra la Russia di Breznev e la Cecoslovacchia di Dubcek (governo del quale Kriegel era membro) continuò a crescere, fino a che dopo una serie di riunioni bilaterali il conflitto culminò con l’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia.

Gli avvenimenti che successero dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia segnarono un dramma per il paese e l’elevazione di Kriegel a eroe nazionale; c’è perfino chi lo ha paragonato al la figura dello stesso Jan Hus.

I carri armati russi arrivarono a Praga il 21 di agosto del 1969 per smantellare la Primavera di Praga e rifondare il regime comunista. Il massimo obiettivo delle forze invasori era quello di reprimere il governo della nazione. La KGB, con la collaborazione della STB, agì con velocità e diligenza arrestando al presidente Dubcek e a tutto il suo circolo di governo: Kriegel, Cernik, Smrkovský, Spacek e Simón. I sei politici furono quindi caricati su un aereo con destinazione Mosca. In Russia furono quindi isolati e sottomessi ad un’enorme pressione affinchè claudicassero dinnanzi all’invasione e firmassero un documento noto come Protocollo di Mosca. Questo accordo consisteva nella “legalizzazione” giustificata dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia, pertanto autorizzava l’esercito russo a stabilirsi nel paese e revocava tutte quelle riforme liberali che erano state emesse durante il mandato di Dubcek: era una totale sottomissione alla Russia.

L’enorme pressione russa fece sì che tutti i membri del governo cecoslovacco che furono portati a Mosca terminarono per firmare questo documento… tutti tranne uno: František Kriegel.

František Kriegel, dopo molti giorni di prigionia in condizioni estreme fu condotto fino al Cremlino. Lo si invitò nuovamente a firmare il documento, ma lui rispose: “potete uccidermi o deportarmi in Siberia perché io non firmerò l’accordo”. Il presidente russo Breznev, furioso, cercò di trattenerlo in Russia. Tuttavia il timore di PECUS che Kriegel si convertisse in un martire come Jan Hus, fece sì che Breznev scartasse l’idea di trattenere Kriegel nella capitale russa, e gli permise di rientrare a Praga.

Nel 1969, con l’esercito russo impiantato in forma permanente in Cecoslovaccia, il governo di Praga iniziò un nuovo periodo di purghe dalle quali Kriegel non scappò. Fu espulso dal partito, privato della licenza medica e allontanato.

Durante gli anni ’70 la repressione neo-stalinista del presidente cecoslovacco Husak verso i cittadini fu totale. La STB aveva acceso a tutti i mezzi di comunicazione e controllava ogni singolo individuo del paese.

Non è pertanto difficile immaginare che František Kriegel fosse uno dei personaggi più scomodi per lo stato. A partire da questo momento la STB lo perseguitò sistematicamente: gli teneva il telefono sotto controllo, gli mandavano lettere accusandolo di attività sioniste, lo facevano chiamare dalle imprese funebri dicendogli che avevano già pronta una bara perfetta per le sue dimensioni… Uno degli episodi più violenti ebbe luogo nel 1976 quando la STB irruppe a casa sua, aggredendo sua moglie. Lui stesso disse al riguardo: “la principale caratteristica del nostro sistema è l’uso di metodi da gangster, basati sulla menzogna e sull’abuso di potere”.

Nel 1977 František Kriegel indignato per la situazione politica del suo paese si riunì con altri intellettuali, artisti e personaggi cecoslovacchi per firmare uno scritto noto come la Carta 77. In questo manoscritto i firmanti denunciavano i metodi abusivi di uno stato autoritario e si impegnavano a convertire la Cecoslovacchia in uno stato democratico. La Carta 77 fu messa a tacere con facilità da parte della STB, che raddoppiò i capi di accusa sui firmanti. Molti di questi intellettuali furono imprigionati e persero il proprio lavoro.

Alla fine del 1979 František Kriegel ebbe un attacco al cuore. L’arrivo in ospedale di Kriegel fu supervisionato dalla STB, che rimase davanti alla porta della sua stanza ospedaliera durante tutta la permanenza di Kriegel, che finalmente morì il 3 Dicembre del 1979 a causa dei suoi problema di salute. Il governo, temendo che la sua morte potesse provocare delle sommosse, decise di non pubblicare la notizia, proibì qualsiasi tipo di funerale o di ultimo addio e lo incenerì senza alcun tipo di cerimonia.

Nel 1989 il regime comunista finalmente cadde. Dopo circa venti anni dalla caduta del muro di Berlino ci sono argomenti di quei giorni passati che continuano ad essere controversi, e uno di quelli è proprio la figura di Kriegel.

35 anni dopo la sua morte, František Kriegel continua ad essere scomodo per i politici cerchi. Poco tempo fa nel municipio di Praga si cominciò a valutare l’idea di convertire Kriegel in cittadino onorario. Tutto sembrava pronto affinchè l’uomo che salvò l’onore ceco nel 1968 diventasse un figlio prediletto della città… ma alla fine il Consiglio della città di Praga respinse la proposta poiché non riuscì a perdonargli il suo passato come leader del Partito Comunista Ceco.

Di František Kriegel si possono dire molte cose, che sconfisse la povertà grazie alla sua grande forza di volontà che lo portò ad ultimare gli studi in medicina, che parlava fluidamente il ceco, il polacco, il tedesco e l’inglese, muovendosi con disinvoltura anche con il francese ed il cinese mandarino; che fu un veterano di due guerre, che soffrì l’antisemitismo europeo, che fu un comunista convinto che aiutò l’ascesa al potere del Partito Comunista Cecoslovacco, che sopravvisse alle purghe staliniste e neo-staliniste della Cecoslovacchia, che fu un politico di spicco in un momento difficile per il suo paese, ma soprattutto che fu un uomo libero e fedele alle proprie idee, un uomo che nonostante la sua fede politica decise di non sottomettersi mai e per questo fu scomodo per tutti.

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